lunedì 2 luglio 2012

L'architettura è femmina: Patrizia e l'intelligenza emotiva

Il nostro primo architetto con l'apostrofo si chiama Patrizia, è nata in Veneto ma è cresciuta a Roma. E' sposata con un assistente di volo che è spesso in viaggio ed ha un bambino di cinque anni e mezzo.
Ha un delizioso blog che riempie di foto suggestive e racconti di vita e d'architettura.
Ha risposto alle nostre domande con velocità ed efficienza, da brava architetto!
Personalmente, sono molto felice del fatto che la prima sia lei...

Eccola, tutta per voi.

Di cosa ti occupi lavorativamente parlando?
Come architetto, ho avuto l’opportunità di lavorare sempre in grossi studi, incominciando a fare la gavetta quando ero ancora una studentessa ventenne. Mi sono occupata sempre di progettazione di grandi edifici come alberghi, stazioni ferroviarie, cinema multisala, centri commerciali e cose simili, con una particolare predilezione per la progettazione esecutiva (ho fatto un master proprio su questo), per il cantiere e per il project management.

Quello che fai adesso rispecchia le tue aspettative? 
Dopo essere arrivata a dirigere la sede romana di uno studio milanese, mi sono dedicata all’attività di consulenza. Settore un po’ balordo, almeno qui a Roma. Purtroppo qui la consulenza è sinonimo di pubbliche relazioni, basate più sulla parlantina che sul curriculum. Ed io ho un curriculum di venti pagine, ma sono di poche parole! Quindi, no, ciò che faccio ora non rispecchia assolutamente le mie aspettative, ma nemmeno lontanamente. Vedo architetti fanfaroni che lavorano e fanno male il loro lavoro, rovinando la reputazione dell’intera categoria, mentre professionisti seri faticano a tirare avanti.
Ma tant’è! 

Los Angeles, Getty Center, progetto di Richard Meier. 
Patrizia ha scelto questa foto per rappresentarla.
"Un’opera visitata qualche settimana fa del mio architetto preferito. 
Grazie al quale la mia passione per l’architettura è cresciuta e si è evoluta"


Lavoro e famiglia: come concili le due cose?
Ecco il motivo per cui ho lasciato l’esperienza più soddisfacente della mia carriera!
Ero il capo di uno studio… decidevo, progettavo, gestivo… ma avevo un bambino di sedici mesi.
Ho resistito due anni. Sono una di quelle persone che crede che essere un capo significhi dare l’esempio. E quel tipo di lavoro, con quelle responsabilità, senza orari né fine settimana, era assolutamente inconciliabile con la mia volontà di essere la mamma di mio figlio.
Ma, d’altra parte, essendo diventata mamma a quarant’anni, avevo anche raggiunto gran parte
dei miei obiettivi professionali.
Ho lasciato.
Ora sono una libera professionista. Lavoro poco, perché di lavoro ora non ce n’è.
Mio figlio è un bambino sereno, nonostante il papà sia fuori per almeno 20 giorni al mese. E ciò è una grande soddisfazione!

Qual è la tua giornata tipo? 
Ora, da libera professionista, molto libera, la giornata tipo prevede:

- portare il bambino a scuola entro le 9.00;

- ritornare a casa e lavorare dalle 9.30-10.00 alle 14.30;
- a scuola a riprendere mio figlio;
- attività pomeridiane tipo sport, amichetti/e, ecc. (se il pomeriggio è invece libero, lascio mio figlio dai miei genitori e fuggo un’oretta in palestra!);
- cena e nanna;
- relax, da sola o con mio marito!

Perché hai studiato architettura? Cosa ti aspettavi dal tuo lavoro? 
Ho studiato architettura perché l’ho sempre amataIn prima media, martirizzavo la mia compagna di banco, costringendola ad arredare sulla carta appartamenti disegnati da me… In tanti provarono a dissuadermi. Senza esito alcuno!
Per dirla tutta, volevo iscrivermi ad ingegneria. E tutti a dirmi quanto fosse difficile… forse avrei dovuto ascoltarmi di più, e magari ora non sarei così libera!!!! Anche perché i risultati migliori li ho ottenuti proprio nelle materie comuni alle due facoltà, tanto da scegliere l’indirizzo strutturale per il triennio e tanto da laurearmi con una tesi in Problemi Statici del restauro!
Diciamo che le amavo entrambe?
In realtà, non mi aspettavo niente dal mio lavoro. Niente altro che avere la possibilità di fare del mio lavoro una passione. Per un po’ lo è stato… ma ora…

Ci sono sempre più donne che popolano le facoltà di architettura. Come pensi che sia cambiato l’ambiente architettonico nei confronti delle donne? 
L’ambiente architettonico si sta abituando alla presenza delle donne. Ma molto controvoglia. E’ una presenza quasi imposta, che comunque non viene accettata appieno. Perché noi siamo quelle che non capiscono niente di statica, che non capiscono niente di cemento, travi e pilastri e via dicendo. Siamo invece molto adatte a scegliere tende, portaceneri ed i cuscini per i divani… 


L’approccio al progetto è differente per gli uomini e per le donne? Se sì, quali sono le differenze secondo te? 
L’approccio al progetto è drammaticamente differenteNoi donne abbiamo una sensibilità ed una, passatemi il termine, intelligenza emotiva, che gli uomini non si sognano nemmeno. Siamo in grado di progettare riuscendo a comprendere appieno le esigenze del cliente, senza manie di grandezza e prepotenze da archistar o giù di lì. Siamo inoltre in grado di gestire le persone in modo che rendano al massimo, senza tensioni, ma magari con qualche sorriso in più. Qualità fondamentale per trattare con gli operai di un cantiere...


Il cantiere è risaputamente un ambiente maschile. Le donne vengono prese seriamente in questo ambiente? Trovi differenze con i tuoi colleghi uomini? 
Ho bazzicato spesso per cantieri. Sono essenzialmente un architetto di cantiere. Ho sempre sempre sempre incontrato iniziale resistenza. Che in pochi mesi si è sempre sempre sempre trasformata in una profonda stima.
Le donne vengono prese seriamente quando dimostrano di dire cose sensate, quando dimostrano di essere tecnicamente molto preparate. In cantiere, noi donne dobbiamo essere un po’ più preparate dei nostri colleghi uomini, ai quali viene perdonato anche qualche strafalcione…


Quali sono i consigli principali che ti sentiresti di dare ad un possibile nuovo cliente? 
Ad un possibile nuovo cliente consiglierei di chiedere ad i candidati architetti il curriculum, in prima battuta. Gli consiglierei poi di parlare con i clienti precedenti, in modo da raccogliere delle vere e proprie referenze. Perché un architetto non deve essere solo un bravo progettista. Deve sapere soddisfare il cliente, progettando qualcosa che lo soddisfi appieno, ma senza mai sottovalutare, od addirittura dimenticare, gli aspetti economici e tempistici di gestione del cantiere.

Infine…

Vorrei ringraziare Angela per avermi coinvolta in questa iniziativa. Ma soprattutto per avermi permesso di fare il punto su questa professione per la quale ora come ora nutro sentimenti molto contrastanti!



Ebbene sì, ve lo avevo detto che era proprio carina!
(visitate il suo blog http://pattibum.wordpress.com/)




4 commenti:

  1. "Vedo architetti fanfaroni che lavorano e fanno male il loro lavoro, rovinando la reputazione dell’intera categoria, mentre professionisti seri faticano a tirare avanti"
    Condivido pienamente Patrizia...
    E complimenti per il tuo blog... lo terrò d'occhio!

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    Risposte
    1. Grazie Carmelo! Temevo qualche insulto per quella frase.... :-)

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  2. Hai appena iniziato questa avventura e ci hai catturato subito!! Se ti va passa da noi, c'è una sorpresina per te!!
    http://mimadesigner.blogspot.it/

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    1. Ma grazie!!!
      è una bellissima sorpresa!
      Ricambio presto!

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