venerdì 22 novembre 2013

Tipologie di cliente: Il precipitoso

La grandezza del suo SUV è inversamente proporzionale alla sua simpatia e persino i pochi capelli che ha in testa sono tantissimi rispetto ai minuti che riuscirà a dedicarti.
Il suo telefono squilla perennemente in modo compulsivo... impossibile concludere una conversazione senza che questa venga interrotta da numerosi trilli e dalle sue risposte seccate alla segretaria depressa che dall'altro capo del telefono si mangiucchia le unghie rinchiusa nello stanzino freddo e umido che le è stato riservato.

Quando lo vedi ti parte qualcosa di vorticoso dallo stomaco e no, non sono farfalle... Ti mette ansia!
E ti smuove i nervi sentire le sue pretestuose lamentele su come nelle sue giornate si avvicendano faticose e apparentemente infinite ore che misura con un patek d'annata di cui fa sfoggio.

Eppure è un tuo cliente. In via del tutto teorica dovresti amarlo, proteggerlo ed onorarlo finché fine dei lavori (o parcella) non vi separi.

E saresti anche pronta ad accettarlo se non fosse per quel piccolo particolare: ha fretta.
Fretta di vedere un progetto, fretta di cominciare i lavori, fretta di demolire, fretta di ricostruire...
Insomma FRETTA!!!!


Le tue giornate diventano isteriche, lavori a più non posso per stare ai suo tempi, progetti persino nel sonno la casa dei suoi sogni che, ça va sans dire, dovrà avere i connotati di una reggia...

La notte sogni volumi che si incastrano, rotazioni, allineamenti.
Immagini rivestimenti, finiture, scale, ringhiere, saune e piscine.

Finché un giorno ti rendi conto che è lì, in quei byte che vorticosamente girano tra i meandri del tuo computer, in quei fogli pieni di linee, persino in quelle immagini che vedi quando anche per pochi secondi chiudi gli occhi...
Ti rendi conto, insomma, che è il suo progetto, che è bello, limpido, tirato a lucido come un trenino nel pacco regalo sotto l'albero di Natale.

Contenta come non mai, componi quel numero perennemente occupato per scoprire che lo stai chiamando da un'altra parte del mondo, Dubai o Timbuctu, e sentirti dire che "No, per questa settimana non posso venire in studio..."

Un po' dispiaciuta cerchi di fissare un appuntamento per la settimana successiva, ma non è possibile... troppi impegni.
Ritenti per quella dopo. E per l'altra ancora. E per un'altra e un'altra e un'altra...
Ma gli impegni sono troppi, e i minuti liberi troppo pochi, e il tempo perso è denaro e...
MA LA FRETTA?!?

sabato 27 aprile 2013

Tipologie di cliente: il preciso

E' un energumeno.
Nonostante la polvere, i chiodi, i pezzi di mattone, gli utensili pesanti, nonostante il rumore incessante del martello demolitore o dell'impastatrice, quando arriva in cantiere hai l'impressione di vedere entrare un elefante in una cristalleria.
Si muove in modo impacciato, appesantito e rumoroso.
Su questo aspetto grossolano non avresti scommesso mezza lira, ma in fase di progetto ha dimostrato buon gusto, apertura mentale, modernità ed allegria compositiva.
Fin qui avresti potuto definirlo il cliente perfetto. Certo non considerando lo strano scricchiolio della sedia dello studio quando viene sottoposta al carico non indifferente delle sue poderosa membra.
Fin qui avresti potuto dire che "sì, questo lavoro sarà una passeggiata. anzi, sarà una bellissima esperienza".

Poi inizi il cantiere.
Sei talmente convinto che lui non ti darà problemi che quasi adori vederlo fare capolino ogni mattina ed interessarsi ai lavori. Lo rendi partecipe, gli spieghi passo passo i lavori che si stanno facendo, cerchi di farlo diventare una tua creatura per colpa di un pericoloso mix tra il tuo ormai sviluppato e sprecato istinto materno e la magnificenza e benevolenza che ti viene dal fatto di essere un essere supremo in quanto architetto.

Ma poi, pian piano ed inevitabilmente, esce fuori il mostro che è in lui.
Un mostro che è esattamente l'opposto di ciò che il suo fisico suggerisce.
Un mosto che nessuno saprebbe spiegare come faccia a starsene rintanato in quel corpo impreciso e bislacco.
E' il mostro della precisione. Fanatica precisione. Matematica precisione. 
Conta i centimetri, verifica gli allineamenti, resta ore ad osservare le piastrelle una per una, per scovare un difetto, una differenza, qualsiasi cosa possa disturbare il suo occhio meticoloso ed attento.
Non sa o forse non capisce, ammattito com'è dalla sua mania, che la bellezza di un lavoro artigianale sta nell'imprecisione, nella differenza, in quel piccolo particolare che rende una cosa l'esempio lampante del fatto che il mondo è fatto per gli uomini, e non per gli dei.
Cominci ad odiarlo. Basti tu a fare il critico in cantiere. E' un primato che ti spetta di diritto.

Finché un giorno lo trovi lì, chino sul pavimento appena montato, un bellissimo pavimento non rettificato, un pavimento imperfetto come lo siamo tutti, ma di grande personalità. E lo trovi lì, accovacciato con tutta quella massa corporea arrotolata e ristretta, a tenersi con una mano i lembi della giacca che altrimenti strofinerebbero a terra mentre nell'altra mano tiene un righello rosa rubato dallo zaino della figlia.
Uno stramaledetto righello rosa col quale pretende di verificare che la fuga sia davvero un millimetro ovunque.

A quel punto ha rotto la cristalleria in cui si muoveva. Le tue orecchie si riempiono di un frastuono indescrivibile. Frastuono di vetri frantumati in mille pezzi.
Finisce la magia, e quello torna ad essere un lavoro e non una magnifica esperienza.

Imparate ad amare i piccoli difetti delle vostre case. Sono ciò che le rende vere. 

lunedì 11 febbraio 2013

BonsaiPost#01

E poi c'è il cliente che quando gli chiedi di lasciare almeno un acconto della parcella, ti risponde quasi stupito: "Ma architetto! Se pago lei, con quali soldi li faccio i lavori?!".

giovedì 7 febbraio 2013

Transformer

Per quanto possa sembrare assurdo, anche gli architetti hanno bisogno di una casa.
Sia ben chiaro, sono e saranno sempre esseri supremi, ma per qualche inceppamento dell'ingranaggio divino anche a loro serve un divano su cui posare le stanche membra alla fine di lunghe giornate lavorative, e magari una cucina nella quale preparare tutto il caffè che bevono per stare svegli, e (perdincibacco!) un bagno per... coprirsi le occhiaie allo specchio con chili di correttore, of course!

La casa dell'architetto è il suo principale biglietto da visita, è il progetto di una vita, è un'esperienza totale.
Conosco architetti talmente intimoriti dal fatto di dover progettare la propria casa da decidere di fare i clochard (e no, non è perché i clienti non pagano! quella è la scusa che usano tutti!!!)

Capita dunque che anche io mi stia avvicinando al momento decisivo, quello in cui inizierò a metter mano alla Casa con l'iniziale maiuscola.
Capita che io ed il mio futuro marito siamo entrambi architetti (ebbene sì, le perfezioni si attraggono), il che è un casino bello e buono!
Un giorno diciamo una cosa ed il giorno dopo la neghiamo. E spesso non siamo d'accordo sul da farsi.
E' il pandemonio, la fine di ogni certezza, l'inizio di mille dubbi.
Abbiamo seriamente pensato di coinvolgere un terzo architetto sopra le parti che faccia per noi un progetto come per normali clienti neanche tanto simpatici e così non se ne parla più. Non sarà colpa nostra.
O più che altro non sarà colpa del mio futuro marito, 'chè io, si sa, non sbaglio! (ma il problema è farglielo capire, a quel capoccione!)


Ad ogni modo, ho deciso che prenderò spunto dalla mia esperienza personale per mostrarvi le cose da un punto di vista speciale, oserei dire doppio: il punto di vista dell'architetto che è anche il committente... Un transformer di infima specie, insomma.

Attraverso la nostra esperienza, cercherò di trattare più o meno seriamente temi importanti per chi si avvicina per la prima volta al favoloso mondo dell'architettura e dell'edilizia. 

L'augurio è che il capoccione non si intrometta anche qui. E' sempre un po' saccente.
Sarebbe stato meglio innamorarsi di un avvocato, mi sa...

giovedì 22 novembre 2012

I nemici dell'architetto _ 2

 

Il carpentiere naïf

 

Sì, lo so...
A molte delle donnine dietro lo schermo la parola carpentiere evoca pensieri libidinosi di energumeni strizzati in una tuta sdrucita dalla quale emergono muscoli sovrabbondanti.
Ma è un mito che, ahimè, si sfata presto. Direi sin dalla prima volta che si mette piede in cantiere. Di solito hanno una barbetta caprina, statura e fisico regolare se non sotto la media, a volte anche spessi occhiali da secchione... a meno che non si abbia a che fare con l'eccezione che conferma la regola, con l'impresa dei sogni degli architetti con l'apostrofo.

A scanso di ulteriori equivoci devo dire che trovo comunque la categoria molto affascinante e non fisicamente. I bravi carpentieri sono delle menti agili, hanno cervelli veloci capaci di leggere gli esecutivi meglio di chiunque altro, hanno mani callose che sanno fare il loro mestiere, mani che lavorano la struttura come se fosse una donna da amare.
Avete mai provato a stringere la mano di un carpentiere? E' roba seria. Sembra che ti porga un blocco di pietra, e se anche stringi non senti niente, non una piega della pelle, non uno scricchiolio, non una deformazione. Niente.

Ma torniamo a noi, perché tra queste menti eccelse, tra queste creature mitologiche metà uomo e metà statua, si nasconde il nemico: il carpentiere naïf. Quello che lavora nel disordine, quello impreciso, forfettario, distratto. Quello che le misure le prende con approssimazione, le armature le valuta ad occhio, i disegni li seppellisce sotto chili di tondini da sedici.
Quello che "esecutivi?!? pfui! basta non essere avari di ferro!"

E' la fine. L'architetto è costretto ad un lavoro improbo.
Non bisogna lasciare il nemico solo per più di un'ora, altrimenti ci si ritrova, con molto malumore in giro, a dover rifare tanto lavoro, nella migliore delle ipotesi.
Seguire il cantiere diventa un gioco di forza: non si può abbassare la guardia. Mai. Nemmeno per un istante.

Vi state chiedendo il perché delle mie occhiaie?
Ah, beh, mi sveglio presto per andare in cantiere.
Ho un carpentiere naïf. Lo batto sul tempo.

venerdì 2 novembre 2012

gae

Ieri se ne è andata.

Se oggi sono qui, con le scarpe rovinate dal cantiere e l'elmetto sempre pronto nel bagagliaio della macchina è anche per merito suo.



Perché ha saputo essere un'architetto con l'apostrofo.
Perché ci ha creduto, ed è stata una grande.
Perché, a chi le faceva notare che l'architettura è un mestiere per uomini, rispondeva "Lo so, ma io ho sempre fatto finta di nulla".

Ciao Gae.

martedì 11 settembre 2012

Non chiamatemi architettA

Perchè, se l'architetto è femmina, il maschio non resiste.
Ci gira intorno, fa finta di niente, studia l'avversario e poi, inevitabilmente, fa il provolone.

Perchè una donna che parla di cose maschie vi smuove qualcosa a metà tra lo stomaco e il bassoventre.
Soprattutto se, mentre parla di cose maschie, ha il cazzutissimo coraggio di guardarvi negli occhi.

Margarete Schütte-Lihotzky
Lei è un tipino niente male.
Leggete qui
La prima provola è il cliente.
Quello che, di primo acchitto, resta basito. Quello che: "ma dici davvero? quella lì? sarà capace?".
Quello che poi è cavaliere fino in fondo. Questione di precedenze, di "prima lei", di modi gentili ed affettati.
Quello che ti toglie la rullina di mano, ma solo perchè i maschi hanno sempre un po' paura di una donna che ci ha l'occhio con le misure.
Quello che un po' si pavoneggia perchè ci ha la femmina in giro per il cantiere.
Quello che, sulle scelte d'arredo dell'architettA (orrore!) no, non si discute, e non lascia spazio nemmeno alla moglie.

Quello che, però "va bene tutto, ma tecnologicamente ne so sempre di più io".

Perchè l'uomo, in quanto uomo, ci ha la scienza infusa.
Così, come dono di natura. 
Muscoli, calvizie precoce, baffo, pisello e scienza edile infusa.
Perchè l'uomo, anche se di mestiere fa il medico, l'avvocato, il commesso o il postino, l'uomo dicevo, in quanto uomo, una casa sa come farla. Fa parte del suo istinto maschio, del suo retaggio preistorico, della sua missione naturale.

Perchè l'uomo... l'uomo è bello quando si ricrede, quando l'architetto perde i connotati che le derivano dal sesso e diventa un tecnico, e dice cose sacrosante, e il cantiere diventa il posto più bello di questo mondo.
Con la scia di Chanel.


lunedì 3 settembre 2012

Le cose da non dire mai ad un architetto _ 5


"Dove metto la televisione?"


Ok, va bene. Questa è anche molto personale.

Perché se a me chiedete dove mettere la vostra libreria piena zeppa di libri, mih, mi sdilinquisco.

Ma la televisione no. Quella no. Proprio no.
Non accetto il fatto che questa specie di scatola parlante condizioni  le vostre case ed i miei progetti.


Non sopporto quel senso di smarrimento che vi prende quando, a prima occhiata, non trovate la parete giusta per lei, il terzo incomodo nelle camere da letto, principessa indiscussa del living attorno alla quale si sistemeranno divani, poltrone, tavolini, finestre e persino bambini imbambolati come soprammobili.

Imparate ad amare le vostre case prima delle vostre televisioni.
E, come misura preventiva, innamoratevi di chi con il dito vi indica la luna, e non la parete della tv… 

mercoledì 8 agosto 2012

L'architettura è femmina: Alessandra e l'arte dei dettagli

Finalmente è arrivato il suo momento. Lei è Alessandra e vive in provincia di Como. Ama tutto ciò che sa di poesia: l’Arte, la Natura, gli Animali, i sorrisi dei bambini, le foto vintage e la torta di mele. Adora il rosso e poi a seguire l’arancione, il color lavanda, il tortora...
Ha un blog che ha appena compiuto un anno di vita e che è un contenitore per il suo lavoro e per il suo mondo.
Ha risposto alle nostre domande in un'afosa giornata di questa torrida estate, e fosse solo per questo è già la nostra beniamina.

Di cosa ti occupi lavorativamente parlando?
Mi sono occupata per molto tempo soprattutto di Interior Design e da poco la svolta: aprire uno studio tutto mio e poter ampliare il campo d'azione!
Qual è la tua giornata tipo?
Mi sveglio molto presto tra le 5 e le 6.30, la mia sveglia si chiama Kiko (il mio gatto) e così  inizia la mia giornata! La prima cosa che faccio dopo aver pensato a lui, è la colazione d’estate sul balcone adoro il silenzio l’aria frizzantina e il canto degli uccellini) poi accendo il pc, verso le 8.30/9.00 iniziano le telefonate, visite in cantiere … Non c’è un giorno uguale all’altro, ultimamente vedo soprattutto bagni e zona giorno da rifare ex-novo. Nel pomeriggio solitamente più tranquillo riesco a dedicarmi alle idee, progetti e disegni! So quando inizia la giornata ma non sempre so quando finisce: i committenti per loro comodità preferiscono venire a parlare dalle 18.00 in poi e a volte anche dopocena!
Perché hai studiato architettura?  
Fin da piccola disegnavo in particolare case con giardino, giocavo in cortile con i miei amici e con gli scatoloni creavo un mini villaggio o fingevo fosse il piano di un condominio e ognuno aveva la sua casetta. Mi piaceva l’idea di lasciare qualcosa di visibile! Mio padre mi indirizzò verso il liceo dicendomi: perché la cultura non te la toglierà nessuno e ti servirà sempre, poi potrai fare quello che vuoi. Decisi di frequentare il Liceo Artistico (più affine alle mie ambizioni), l’idea di diventare architetto maturò subito! (del resto sono cresciuta nella convinzione che mio nonno materno, capo cantiere, aveva costruito la Torre di Pisa, ahahah). Mi piaceva pensare di lasciare qualcosa di mio che fosse visibile agli altri e soprattutto utile, soddisfare il bisogno di una casa che fosse anche un nido in cui rifugiarsi ma anche un luogo dove accogliere … terminato il Liceo però decisi per un piccolo cambiamento di rotta e mi iscrissi ad un corso triennale per Interior Designer. Frequentando questo corso mi accorsi che per quanto mi piacesse mancava qualcosa, così al termine dei tre anni con il mio diplomino cercai lavoro trovandolo subito in un negozio d’arredo e nel frattempo decisi di iscrivermi alla Facoltà di Architettura! Tornai al mio vecchio amore!  
MAR maritime youth house
Alessandra ha scelto questa immagine perché rappresenta "un'architettura dove ogni parte è fruibile [...] dove le parti assumono valore nell'intero e viceversa. Dove l'interno si ricongiunge all'esterno in un movimento fluido"

mercoledì 25 luglio 2012

God save the queen

Ma è lei la base di tutto, la regina madre della rappresentazione archittettonica, la first lady del disegno tecnico: è la pianta.

E no, non stiamo parlando di organismi vegetali. Questa pianta non si annaffia, non si annusa e, di solito, non si mette sul balcone o sul pianerottolo.
La signorina in questione, piuttosto, è la capricciosa protagonista dei disegni dell'architetto.

Spesso ricca di particolari, è l'elemento base del progetto architettonico, racchiude in sé miriadi di informazioni, ha diversi livelli di lettura e di definizione.
E, diciamocelo, è il nemico principale del neofita.

Se siete tra quelli che le piante non le capiscono, questo non è il momento di arrossire. Fate un bel respiro, liberate la mente dai cattivi pensieri e state ad ascoltare.
Immaginate di togliere il tetto alla vostra casa. E di volarci sopra. E di guardarla da molto in alto.
Sì, sì, come Peter Pan, come Spiderman, come un cocainomane.
Quello che vedete adesso non è solo il risultato dei funghi allucinogeni che vi hanno propinato, ma qualcosa di molto simile all'elaborato che l'architetto vi presenterà.

fonte: http://www.nahb.org/generic.aspx?sectionID=935&genericContentID=179286

E se sapere questo non vi aiuta nella comprensione, ecco qualche consiglio veloce veloce:
  1. Chiedete al vostro tecnico una pianta arredata. Vedere la disposizione degli elementi d'arredo vi aiuterà a comprendere lo spazio e la divisione degli ambienti.
  2. Chiedete anche una pianta quotata (ossia con l'indicazione delle misure). Con calma potrete rendervi conto delle dimensioni dei vari ambienti e confrontarle con gli spazi che vivete già per comprenderne l'effettiva capienza e la rispondenza alle vostre esigenze.
  3. Allenate la vostra percezione della misura. Misurate il mondo che vi circonda e allenate il vostro occhio a riconoscere le misure senza bisogno di altri strumenti. Alla vista degli elaborati la sensazione è sempre che la casa sia troppo piccola, ma una mente ben allenata alle misure saprà riconoscere gli spazi.
  4. Se nonostante tutto non avete ancora ben capito quale sarà la divisione interna degli spazi della vostra casa, chiedete che venga segnata direttamente sul posto. L'architetto farà un sopralluogo e "disegnerà" gli spazi o le sagome direttamente in cantiere con l'ausilio di semplici strumenti. Potrete così avere un'idea abbastanza chiara ed immediata, camminare dentro lo spazio e non perdere troppo tempo ad immaginarvelo.
  5. Se dopo tutto questo non avete ancora un'idea chiara, beh, mi sa che siete una maledetta bionda. Per questo non c'è rimedio.

p.s. Non me ne abbiano le bionde, alle quali pure io sono appartenuta nei primi anni della mia vita (solo che poi mi sono redenta, altrimenti col cavolo che diventavo un architetto!). Questo è un blog pieno di luoghi comuni e chi s'offende è perduto.



venerdì 13 luglio 2012

Personal hero


Spiegare lo spazio è cosa difficile. 
E' una pratica che si affina col tempo e con l'esperienza, ma bisogna avere pure una certa attitudine, essere visionari inside.

Per l'architetto, spiegare lo spazio che ha pensato per voi è l'impresa più difficile: deve essere chiaro, sintetico ma non troppo, interessante e coinvolgente. 
Deve farsi comprendere, deve uscire allo scoperto, deve smettere di essere un mistero. 

Per l'architetto, spiegare il proprio progetto è come spogliarsi prima di... sì insomma ci siamo capiti.
C'è chi lo fa ostentando ogni singolo passaggio, chi lo fa con metodica precisione, chi piega i pantaloni e chi fa volare i calzini... 
Insomma spiegare il progetto è la messa a nudo di sè stessi dopo estenuanti giorni di corteggiamenti, in cui l'architetto pensa al cliente, lo studia, lo"impara", proprio come quando ci si prova di brutto col vicino di casa.

 Spiegare il progetto è complesso, sì, ma capirlo è a volte ancora più difficile.
Fortunatamente, ormai, l'architettura ha diversi sistemi a sua disposizione, e l'esposizione di un progetto si avvale di miriadi di strumenti che ne aiutano la percezione.
Modelli tridimensionali, simulazioni fotorealistiche, rendering, video sono di grandissimo aiuto per l'esposizione di un progetto, ma le basi del disegno architettonico restano sempre le stesse: piante, prospetti e sezioni. 
Gli elaborati grafici essenziali.
Le fondamenta del disegno geometrico. 
La trinità della rappresentazione.


fonte: http://pinterest.com/pin/165929567490426270/

Qualcuno ha paura di questi elaborati come del lupo mannaro.
Qualcuno, semplicemente, non li comprende.
Immagino abbia a che fare con la dominanza di certi emisferi cerebrali se qualcuno riesce a capire i disegni architettonici e qualcuno, invece, completamente no.

Vedo clienti con gli occhi strabuzzati che cercano di capire i disegni e non ci riescono.
E con nonchalance si attaccano alle parole (sempre sante, per carità) dell'architetto.

Dire all'architetto che non si sono capiti i disegni può essere imbarazzante come parlare al proprio medico dei problemi di stipsi, lo capisco.
Parlarne è un lavoro sporco, ma qualcuno dovrà pur farlo. E quel qualcuno siete voi.
Non abbiate timore.
Abbiate il coraggio di dire cosa non avete capito: non siete sotto esami e soprattutto non siete tenuti a sapere come si legge una pianta.
Fatevi spiegare tutto ciò che vi sfugge. Chiedete che vi si dedichi tutto il tempo di cui avete bisogno, esigete calma e dedizione.
Fatevi coccolare dal vostro architetto, insomma.


Lui ha quell'aria svampita e distaccata, ma vi assicuro che, in fondo, non vede l'ora di diventare il vostro personal hero... 
Dategliene la possibilità!


martedì 10 luglio 2012

La domanda nasce spontanea: a che mi serve un architetto?

La risposta, però, non è così scontata e, come al solito, dipende dalla prospettiva.
Se non vi sono bastati i post precedenti a farvi capire che nella vita un architetto vi serve come vi serve il parrucchiere di fiducia, il medico di famiglia e l'idraulico, allora dobbiamo passare alle maniere forti. E qui mi serve molta concentrazione!

Partiamo da un presupposto: la legge assegna all'architetto (come ad altri tecnici, ciascuno per le proprie competenze: geometra, ingegnere, agronomo) delle mansioni più o meno specifiche e non delegabili. Cosa intendo dire con "non delegabili"? Consentitemi una digressione (perché quando scrivo e quando guido prediligo i percorsi tortuosi, abbiate pazienza...): il commercialista che cura la vostra contabilità e vi prepara la dichiarazione dei redditi, è da voi delegato, ma i modelli li firmate voi; all'avvocato che vi difende conferite un'apposita procura, in forza della quale agisce per conto vostro. L'architetto no! Voi lo incaricate, ma è lui a firmare gli elaborati tecnici. L'architetto si assume la piena responsabilità di ogni singola linea (continua o tratteggiata, dritta o curva, lunga o corta) e di ogni singola parola usata. In poche parole, non se ne può fare a meno. Anche se siete bravissimi a disegnare e quando tracciate una linea retta sembra che in mano abbiate un righello. Anche se avete la collezione completa di Casa Carina. Anche se il vostro migliore amico ha un'impresa edile coi fiocchi e si vanta sempre con voi di avere appreso un sacco di trucchi e soluzioni da ogni singolo architetto (ma va!?) con cui ha lavorato.

Quindi, che vi piaccia o no, qualunque sia l'intervento edilizio che intendiate compiere (che non sia la semplice ripittura delle pareti, la sostiuzione del pavimento o delle porte interne, la sistemazione dell'aiuoletta del vostro giardino) vi serve una qualche forma di autorizzazione che solo incaricando un architetto (o un'architetto) potrete avere (vabbè, in alcuni casi basta un geometra o un ingegnere, ma non abusatene però...)!

www.deluxeblog.it

Sì, anche per costruire quella bella cuccia per il vostro Fido serve un'autorizzazione! Però per quella basta un ingegnere (ma non ditegli che vi ho mandati io...).

lunedì 9 luglio 2012

L'ikea è una bestemmia

Poi capita che gli architetti facciano due ore di macchina sotto il sole cocente di luglio ascoltando Jannacci (ah beh, sì beh).
Capita che vaghino minuti lunghi ore nel parcheggio infinito alla ricerca di un posto all'ombra che non si libererà mai.
Capita, insomma, che gli architetti varchino, finalmente, le soglie dell'IKEA.

Badate bene, come per le riviste, tutto questo fa parte del piano "conosciamo il nemico".
Perché l'ikea è una soluzione per ogni problema.
Perché l'ikea è idee geniali alla portata di tutti.
Perché l'ikea è: 'sti stronzi hanno un concetto di spazio che wow!
Perché l'ikea è l'architettura faidate.
Perchè l'ikea è una bestemmia, insomma.




Siamo assillati dallo spazio, aberrati dall'idea di averne sempre poco, soffocati dall'immane quantità di oggetti che possediamo.
Ma l'architetto è al di sopra dello spazio.
Etereo e fluttuante, immagina spazi minimali ed essenziali, in barba a cassetti, scatole, scatoline, divisori e barriere.

L'architetto affranca il cliente dall'attaccamento allo spazio, libera dalla schiavitù dei metri quadri, organizza la casa in modo molto più efficiente del signor Ikea, ma al contempo chic come l'amico gay che tutti hanno, quello che "come le abbina le cravatte lui"...

L'architetto è il padrone assoluto dello spazio...

... ma scappa una domenica mattina di luglio a riempirsi la macchina di scatole, scatoline, divisori e barriere made in sweden e mangiare polpette e marmellata come i comuni mortali.

Architetti, strana gente.

lunedì 2 luglio 2012

L'architettura è femmina: Patrizia e l'intelligenza emotiva

Il nostro primo architetto con l'apostrofo si chiama Patrizia, è nata in Veneto ma è cresciuta a Roma. E' sposata con un assistente di volo che è spesso in viaggio ed ha un bambino di cinque anni e mezzo.
Ha un delizioso blog che riempie di foto suggestive e racconti di vita e d'architettura.
Ha risposto alle nostre domande con velocità ed efficienza, da brava architetto!
Personalmente, sono molto felice del fatto che la prima sia lei...

Eccola, tutta per voi.

Di cosa ti occupi lavorativamente parlando?
Come architetto, ho avuto l’opportunità di lavorare sempre in grossi studi, incominciando a fare la gavetta quando ero ancora una studentessa ventenne. Mi sono occupata sempre di progettazione di grandi edifici come alberghi, stazioni ferroviarie, cinema multisala, centri commerciali e cose simili, con una particolare predilezione per la progettazione esecutiva (ho fatto un master proprio su questo), per il cantiere e per il project management.

Quello che fai adesso rispecchia le tue aspettative? 
Dopo essere arrivata a dirigere la sede romana di uno studio milanese, mi sono dedicata all’attività di consulenza. Settore un po’ balordo, almeno qui a Roma. Purtroppo qui la consulenza è sinonimo di pubbliche relazioni, basate più sulla parlantina che sul curriculum. Ed io ho un curriculum di venti pagine, ma sono di poche parole! Quindi, no, ciò che faccio ora non rispecchia assolutamente le mie aspettative, ma nemmeno lontanamente. Vedo architetti fanfaroni che lavorano e fanno male il loro lavoro, rovinando la reputazione dell’intera categoria, mentre professionisti seri faticano a tirare avanti.
Ma tant’è! 

Los Angeles, Getty Center, progetto di Richard Meier. 
Patrizia ha scelto questa foto per rappresentarla.
"Un’opera visitata qualche settimana fa del mio architetto preferito. 
Grazie al quale la mia passione per l’architettura è cresciuta e si è evoluta"

L'architettura è femmina

All'insegna di quanto detto in uno dei precedenti post, nasce oggi una nuova porzione di blog.
Mi auguro possa diventare bella, gustosa e accattivante con la migliore fetta della torta, quella con tanto di ciliegina e colata di cioccolato fuso.

Sarà uno spazio dedicato interamente agli architetti con l'apostrofo, alle donne architetto, insomma. 
Ascolteremo le voci di donne architetto nel tentativo di capire come vanno veramente le cose fuori dalle università e dentro i cantieri. 
Perché, per l'appunto, l'architettura è femmina.
Non è donna, badate bene... è femmina!!!



Se siete donne architetto e volete fare parte anche voi di questo progetto, scrivetemi utilizzando il form Chiedi all'architetto, sarò felice di ospitarvi in questo piccolo grande spazio.

giovedì 28 giugno 2012

Attenti al branco: gli architetti associati

Avete letto e riletto i precedenti post, avete la moleskine rossa (che diciamolo, è più figa di quella nera) piena di appunti, schemi mentali e liste delle cose da chiedere. Vi siete tatuati nel palmo della mano le cose da non dire mai ad un architetto... e adesso vi sentite pronti e con la giusta energia per affrontare l'architetto che avete meticolosamente scelto...
Calma!
Forse c'è qualcosa che dovete ancora sapere... Scusate la reticenza nel parlarne, ma si tratta di argomento scottante...
Ebbene, gli architetti, capita che a volte, sai si associano!
Avete capito bene, gli esseri più vanesi, egocentrici e spocchiosi dell'universo, possono anche decidere di riunirsi e lavorare insieme...
Lavoro d'équipe lo chiamano... 
Adesso penserete che quasi quasi è meglio, che avrete a disposizione un'intera squadra di tecnici al prezzo di uno! Così troverete quello specializzato nella distribuzione funzionale degli ambienti, l'altro che sceglierà i colori e calibrerà alla perfezione l'uso delle luci, e quell'altro, mago del computer, che produrrà delle spettacolari immagini fotorealistiche che immaginate già di incorniciare o attaccare all'album di famiglia...
Beh, non sempre è così.

fonte: nonciclopedia.wikia.com 

Potreste finire tra le grinfie di un branco famelico in cui ogni singolo membro non aspetta altro che addentare la vostra attenzione per proporvi una soluzione migliore di quella che vi ha appena mostrato il suo collega. Se tutto va bene ne uscirete vivi, con tre o quattro soluzioni diverse ma mediocri e tanta confusione in testa...
E quindi?
Meglio fuggire davanti alla scritta "associati"?
E allora che ci sto a fare qui io? Una piccola dritta ve la sussurro nell'orecchio!
Come al solito, meglio mettere subito in chiaro le cose, stavolta col vostro gruppo di architetti! Chiedete sin da subito chi assumerà formalmente l'incarico, chi sarà il vostro referente (chiederete di interloquire sempre con lui) e quale sarà il ruolo di ognuno nel condurre il vostro progetto. Se vi mostrerete sicuri di voi, spiazzerete il branco e anziché ringhiare... vi faranno le fusa!

martedì 26 giugno 2012

I nemici dell'architetto _ 1

Il venditore di piastrelle


Porta scarpe a punta e un ciuffo ribelle di capelli svolazzante su un paio di occhi vispi e mai fermi. 
Il suo unico, vero scopo è quello di vendervi piastrelle.
Tante piastrelle.
Infinite piastrelle.
Ceramiche, grès, finto legno, vetro di murano e marmo.
Tendenzialmente ha anche cattivo gusto. Un cattivo gusto che si rivela già dal primo incontro, quando riempie la stanza di quel dopobarba pessimo ed invadente come la sua personalità.

Usa immagini di scarso livello per illustrarvi lo schema di posa delle piastrelle del vostro bagno e del pavimento del salotto. Cercando di cavalcare l'onda, trasforma le vostre case in piccoli show-room di ceramiche cercando di vendervi tutta la gamma dei suoi prodotti. Inserisce listoni, listelli, torelli, mosaici, cornici, pezzi speciali, "quattro o cinque caramelle e sette ali di farfalle" (cit.) 


fonte: http://www.flickr.com/photos/learnscope/

Nella sua mente, l'architetto è il suo migliore amico. Anzi, lo reputa un alleato, un complice, quasi un collega.
Gli dedica parole d'affetto e pacche di mani sudate sulle spalle mentre ansimante come un bambino agli esami di quinta elementare gli mostra compiaciuto le scelte del suo show-room.

Ma l'architetto vive al ritmo di "less is more".
Percepisce ogni pezzo speciale del suddetto venditore come un insulto al grande capo della tribù dei moderni. 
Incassa ogni ridondanza come un pugno allo stomaco ben assestato.
E nel frattempo si allontana irrimediabilmente dal ciuffo ribelle con le mani sudate.
Perché l'architetto non ha amici di cattivo gusto, ça va sans dire.





lunedì 25 giugno 2012

Le cose da non dire mai ad un architetto _ 4

"Questo bagno non mi piace. Entrando si vede troppo il water"



Signori miei, questa è il top.
Nella mia nontroppolunga vita di professionista l'avrò già sentita migliaia di volte, e chissà quante altre volte mi toccherà.


fonte: http://www.theselby.com/3_17_10_herve_pierre/

Che poi non capisco... E' vero che i water non sono il massimo delle aspirazioni estetiche delle vostre case, ma state entrando in un cesso, signori miei.
E la stragrande maggioranza delle volte che si visita questo onorevole ambiente delle vostre case è proprio perché si ha bisogno del water, della tazza, del trono, chiamatelo come volete.

Vuole nasconderlo?!? no problem!!!
Infrattiamolo alla fine di un labirinto, signora, così non lo vede nessuno!





E risentiamoci quando avrà quel bisogno irrefrenabile di trovare subito il suo odiato water!



giovedì 21 giugno 2012

La crisi di mezza età

Poi ad un certo punto arriva quel momento.
Ce lo avete tra le mani, intonso, odora di carta e d'inchiostro.
Dopo riflessioni, notti insonni, litigi matrimoniali, chiamate notturne all'architetto nemmeno fosse il medico di guardia, ce l'avete fatta. E' il vostro progetto. E' la casa dei vostri sogni. Perfetta.

Uscite tutti ringalluzziti dallo studio del vostro architetto, che nel frattempo si è trasformato nel vostro santo protettore. Lo adorate, lo osannate, e no, non lo pagate... troppo profani i soldi per quello che provate!
Uscite dallo studio, dicevamo, con in mano gli elaborati grafici, i rendering, il cd coi video ed il modello per le mani, e la prima cosa che vi viene in mente è chiamare tutti: i vostri genitori, l'amica del cuore, il datore di lavoro e persino il parrucchiere.
Organizzate cene, brunch, aperitivi col solo scopo di mostrare il progetto ai vostri cari.

fonte: http://pinterest.com/pin/74872412525289914/   

E no! Vi ho beccati! Non si fa! E' come andare a fare shopping con l'amica sfigata, quella che quando vi provate quel vestito che vi sta da Dio trova tutti i difetti pur di non farvelo comprare, che "no, ti fa un culo enoooooorme", ma la verità è che in quel momento vi invidia come una scimmia in uno zoo.

Così i suddetti cari faranno a gara a trovare i difetti alla vostra creatura, "Ma la cucina non è piccola?" e "La scala non è sproporzionata?" e "Non sarà un po' troppo grande?".
In un istante all'architetto cade l'aureola e si frantuma a terra, il vostro progetto vi sembra una brutta creatura irsuta e sproporzionata, lo odiate, vorreste rifare tutto da capo, vorreste cambiare tutto, ma proprio tutto.

E' la "crisi di mezza età del committente", quella che gli architetti temono più di tutte, quella che quando arriva non si dorme per una settimana intera per cercare di far rientrare il tutto. Ma è come quando si litiga col partner per una stupidaggine... dopo giorni di lotte, di discorsi, di pianti e di nervi, dopo ore di discorsi, aria fritta e corde vocali strappate, di solito torna la ragione e vi rendete conto che la vostra creatura è veramente perfetta per voi, forse ancora più perfetta di come la vedevate prima.

Un consiglio: lasciate fuori i parenti e conoscenti dalla vostra esperienza architettonica... perché è un po' come una storia d'amore... 'chè di consigli ne potrete avere a bizzeffe, ma saranno sempre le vostre testoline pettinate a dover decidere chi amare, e come farlo!


martedì 19 giugno 2012

Le cose da non dire mai ad un architetto _ 3

"L'ho visto su una rivista"

 

Orrore!!!
Gli architetti disprezzano le riviste! Perlomeno quelle che comprano i comuni mortali!
Non parlate ad un architetto di roba del tipo Casa Carina, Bella Casa, Arreda la tua casa.
No! Non fatelo! Il suo cuore potrebbe non reggere!

Gli architetti leggono solo riviste di settore, di quelle che hanno fatto la storia, di quelle che costano un botto.
E' che fa troppo intellettual and architectural chic entrare in un'edicola per gente comune con un'espressione del tipo ioappartengoadunaltromondo e chiedere quella rivista che non compra nessuno, quella che il giornalaio ordina esclusivamente per l'architetto del rione che ne farà bella mostra sulle mensole del suo studio.

fonte: http://crushculdesac.tumblr.com/post/6620958924


Quindi non parlate di riviste da quattro soldi, no!
L'architetto vi prenderà per mediocri, ça va sans dire!  

Ma lasciate che vi sveli un segreto: gli architetti adorano le riviste di nicchia ma, sotto sotto, apprezzano anche quelle dei comuni mortali e se le fanno recapitare a casa, con estrema discrezione!
Come voi, se le portano sul divano, a letto e a volte perfino al cesso.
Ebbene sì, gli architetti leggono le riviste da quattro soldi, ma non lo ammetteranno mai.
E se li scoprite in flagrante, non cantate vittoria... se stanno leggendo Buona Casa è per sbaragliare il nemico e prepararsi al peggio, naturellement!


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